Il tema dell’origine delle merci ha assunto un ruolo importante nell’economia globalizzata. La provenienza di una merce è sinonimo di garanzia e qualità per i consumatori. Dall’altra parte, le aziende, sfruttano questa attitudine a loro vantaggio facendo leva sull’effetto “made in” per meglio posizionare i propri prodotti. L’origine della merce oltre che essere vista come una leva di marketing può anche essere interpretata come uno strumento per la riduzione dei costi aziendali. Nella produzione globale moderna un prodotto viene assemblato con materiali di diversa provenienza e subisce lavorazioni  in più paesi. Il bene così prodotto acquisisce l’origine del paese dove ha subito l’ultima trasformazione rilevante (art. 60, CDU 2016). Nella pianificazione della propria rete di approvigionamento globale è importante prestare attenzione ai paesi dai quali ci si intende fornire, in quanto, possono derivare benefici fiscali o restrizioni alla attività di import e di export, come ad esempio il contigentamento.

Il Nostro ordinamento distingue tra origine preferenziale e non preferenziale. L’origine delle merci è preferenziale quando è determinata da accordi tra l’UE e i Paesi terzi. Quando questi accordi bilaterali mancano parliamo di origine non preferenziale.

L’origine preferenziale delle merci è certificata dall’Autorità Doganale attraverso il certificato EUR1. Grazie alla presentazione di questo documento presso la Dogana di destinazione l’importatore gode di una esenzione totale o parziale sui dazi. Analoga funzione ha il certificato ATR valido esclusivamente per gli scambi con la Turchia. Degno di nota per le sue finalità è il documento Form.A valido per le importazioni dai Paesi in via di sviluppo al fine di stimolare gli scambi commerciali con queste economie. Il certificato EUR1 viene generalmente emesso contestualmente all’operazione doganale di esportazione in base alla documentazione di viaggio presentata, ma può anche essere emesso a posteriori. Il documento consta di un unico foglio originale che richiama sostanzialmente i dati riportati in fattura. Ritroviamo quindi l’esportatore, l’importatore, l’origine delle merci, il richiamo all’accordo bilaterale, la tipologia di merce e i quantitativi in termini di colli e peso per i quali l’importatore andrà a riichiedere l’esenzione del dazio.

Quando non sussistono accordi bilaterali tra i diversi Paesi l’origine delle merci è definita internamente da ogni singolo stato in base al proprio ordinamento e prende il nome di origine non preferenziale. Il documento che attesta questo status è il Certificato di Origine, che viene emesso dalle Camere di Commercio nazionali e indica, appunto, il luogo di produzione o quello dell’ultima trasformazione sostanziale dei prodotti. E’ composto da 5 fogli così suddivisi; 1 foglio originale bianco, 3 copie originali gialle e 1 rosa di richiesta di rilascio. All’atto dell’istanza di rilascio è necessario allegare la fattura di esportazione indicante l’origine delle merci. Il certificato di Origine ha una duplice finalità creditizia e doganale. Creditizia in quanto consente l’apertura delle lettere di credito. Doganale in quanto questo documento viene richiesto dall’Autorità Doganale del paese d’importazione per l’espletamento delle operazioni doganali.

Per concludere un tema all’apparenza banale come quello dell’origine delle merci, nasconde come abbiamo visto, una serie di importanti implicazioni. Per le aziende risulta dunque significativo ponderare le proprie scelte nella pianificazione del proprio business al fine di evidenziarne le possibili conseguenze e sfruttarle a proprio vantaggio.