Negli ultimi anni all’interno del settore dello shipping stiamo assistendo ad un costante incremento degli ordini di navi sempre più grandi da parte delle compagnie. Questo fenomeno è detto gigantismo navale. Le compagnie per far fronte all’aumento dei costi e per rispettare i parametri circa le emissioni inquinanti di CO2 stanno investendo su navi sempre più grandi (+19.000 TEU) al fine di conseguire economie di scala. Infatti aumentando la dimensione della nave e quindi la sua capacità di carico decresce il costo per volume trasportato.

La decisione delle compagnie armatoriali di dotarsi di navi sempre più grandi è una scelta che comporta implicazioni importanti a tutti i livelli del sistema logistico.

Innanzitutto consideriamo le implicazioni di tipo strutturale ossia tutti quegli interventi necessari ad adattare le infrastrutture portuali per accogliere le mega navi. Queste ultime infatti hanno dimensioni e un pescaggio maggiore rispetto alle navi con le quali siamo abituati a lavorare. È necessario dragare i fondali, dotarsi di un numero di gru maggiori e più grandi, e aumentare la dimensione nonché migliorare l’organizzazione dei piazzali al fine di scaricare il gran numero di cntrs che queste trasportano.

Tutti gli interventi sopracitati comportano elevati costi di realizzazione che andranno a pensare sia sulla collettività, in quanto i porti sono autorità pubbliche, sia sugli operatori di terra. Sono investimenti per i quali non è certo il ritorno. Esiste una parte di studiosi che osservando le previsioni del mercato ha affermato che le mega navi non porteranno i benefici attesi.

Volgendo lo sguardo alle implicazioni organizzative, i porti saranno scalati da meno navi ma saranno più congestionati al momento dell’arrivo. Non solo il porto risulterà congestionato, ma anche i piazzali, e tutta la rete ferroviaria e stradale circostante a causa dell’elevato movimento di mezzi in entrata e in uscita per e dal porto. Per cercare di rendere più rapide le operazioni di introduzione delle merci a terra sono in fase di sperimentazione a livello europeo nuovi strumenti doganali. Si tratta del pre clearing e del fast corridor; innovazioni che, una volta a regime, consentiranno di decongestionare l’area in tempi brevi.

E in Italia? Personalmente ritengo che il nostro paese non può permettersi di perdere questi enormi volumi di traffico. L’Italia ha tutte le caratteristiche per cogliere questa opportunità. Gode di una posizione centrale all’interno dei traffici del mediterraneo e rappresenta la porta d’ingresso per accedere ai mercati europei da Sud. L’imminente Riforma dei Porti consentirà di avere un quadro normativo chiaro e semplificato che consentirà di porre le basi per un’azione pubblico-privata in grado di cogliere le opportunità di mercato e sbloccare in questo modo la situazione di stallo nella quale riversano la maggior parte dei nostri porti.